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Disabilità e “ostacoli”. Adottiamo una barriera e abbattiamola

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Adotta una barriera e abbattila!

Carissimi,
vi presentiamo un progetto ideato, organizzato e gestito da Valeria, una nuova volontaria del Nuovo Comitato Il Nobel per i Disabili Onlus.
Valeria ha scritto un articolo per il mensile “Tutto Montagna” che viene distribuito nei 10 comuni dell'Appennino Reggiano. In questo articolo racconta di un’iniziativa dal nome “Adotta una barriera e abbattila” che, come dice il nome, si occupa di barriere architettoniche, non solo per segnalarle ma anche e soprattutto, per eliminarle.
Il progetto è ambizioso ma sappiamo che possiamo farcela, con l'aiuto di tutti. Iniziamo, e un pezzetto alla volta, determinati come sappiamo essere, arriveremo all'obiettivo.
Augh!

Adotta una barriera e abbattila

Disabilità e “ostacoli”. Adottiamo una barriera e abbattiamola
E’ un progetto per abbattere realmente le barriere nato grazie al Nuovo Comitato Il Nobel per i Disabili, l’organizzazione fondata dalla famiglia di Dario Fo, che vi ha investito il denaro del Nobel. Quello sul nostro territorio sarà sperimentale, e una volta messo a punto sarà replicato a livello nazionale.

Navigando sul web e leggendo i giornali è possibile trovare centinaia di progetti che si occupano di disabilità. La disabilità è affrontata in tutte le sue sfumature, da quelle pratiche, come ad esempio l’abbattimento delle barriere architettoniche o l’integrazione scolastica, a quelle più emotive, la sessualità e la gestione delle emozioni.
Decine sono i progetti, che nello specifico si occupano di segnalare la presenza di barriere architettoniche nei luoghi pubblici e privati. Questi progetti si occupano di fare “da tramite” tra i cittadini e gli enti competenti, purtroppo però le amministrazioni non possono intervenire, non per negligenza o palese disinteresse, ma semplicemente perché non ci sono i fondi necessari.
Alcuni lettori potrebbero obiettare dicendo “Eh, ma i soldi per fare i loro comodi li trovano!”. Che piaccia o no, i soldi per l’abbattimento delle barriere architettoniche però non ci sono.
Esistono dei contributi per le azioni sociali, ma, paradossalmente, per questo scopo non sono previsti.   
Allora perché creare un nuovo progetto sulle barriere architettoniche, potrebbe chiedersi (giustamente) qualcuno? Perché è di questo che stiamo parlando: un progetto per abbattere realmente le barriere, anche quelle del “non si può fare” e “non ci sono i soldi”.
“Adotta una barriera” è un progetto diverso, innovativo, che va oltre la semplice segnalazione all’ente competente. “Adotta una barriera e abbattila” si pone l’ambizioso obiettivo di fare fede al proprio nome.
Il progetto nasce grazie al Comitato Il Nobel per i Disabili, l’organizzazione non lucrativa fondata dalla famiglia Fo nel 1998, dopo l’assegnazione del Nobel per la Letteratura a Dario Fo.  
Io collaboro con questo importante Comitato e sarò la responsabile del progetto stesso, per questo motivo avremo l’onore e la responsabilità di sviluppare il progetto pilota nel nostro territorio, l’Unione dei Comuni dell’Appennino Reggiano. In questa fase di collaudo studieremo i punti di forza e di criticità del progetto che abbiamo ideato e stileremo le linee guida che saranno alla base del progetto nazionale.
Perché partire dalla nostra zona? Come ho già detto sono la referente del progetto e, grazie ai miei collaboratori, potremo controllarne in modo puntuale e diretto tutte le fasi. Inoltre conosciamo bene l’ambiente e le sue peculiarità. Terzo, ma non ultimo, sappiamo che nel nostro territorio esistono tante persone entusiaste e generose, e siamo certi che appoggeranno un progetto così importante e aiuteranno a raggiungere i nostri obiettivi, e per nostri intendo quelli di tutta la collettività.
Non mi stancherò mai di ripetere che abbattere le barriere architettoniche è fondamentale per tutti, non solo per i disabili, ma per tutta la società civile. Un paese accessibile migliora la vita delle mamme con passeggino, degli anziani con deambulatore, delle signore con borse da spesa a ruote, di chi usa mezzi meccanici per muoversi, di una società che sta vedendo sempre più allungarsi l’aspettativa di vita.
Abbattere le barriere potrebbe anche andare a favore di quelli che ora pensano “Ma a me non serve!”. Purtroppo, e parlo per esperienza, non si sa mai cosa riserva il futuro.
Il successo di questo progetto dipende da tutti noi, il contributo di ciascuno è fondamentale e importante. Questa iniziativa è solo una piccola goccia in un oceano di cose che andrebbero fatte per migliorare il nostro territorio, ma, cari concittadini, vi lancio la sfida. Scommettiamo che insieme riusciremo a fare grandi cose? Scommettiamo che se lasciamo perdere le ideologie e le prese di posizione “tanto per dire il contrario” possiamo davvero fare ripartire il nostro territorio? Abbiamo tutte le potenzialità, dobbiamo solo ritrovare l’entusiasmo e la fiducia, poi chi ci ferma più? Ora vi presento a grandi linee il progetto, ma vi comunico sin da ora che sono a disposizione per qualsiasi chiarimento e precisazione, nel caso in cui qualcosa non fosse chiaro.

IL PROGETTO

Valeria FerrettiIl progetto si pone l’obiettivo di abbattere le barriere architettoniche sul suolo e negli edifici pubblici.
“Adotta una barriera e abbattila” si divide in cinque fasi: la prima è, ovviamente, quella della segnalazione della presenza di barriere architettoniche. I cittadini e le associazioni potranno mandare una mail a info@comitatonobeldisabili.it.
Chi farà la segnalazione dovrà descrivere con precisione la barriera, oltre che presentare un concreto progetto tecnico e indicare una stima reale del costo dell’opera corredata da documentazione fotografica. Inoltre, lo stesso dovrà rendersi disponibile per controllare il corretto svolgimento dei lavori durante la fase di realizzazione dell’opera. Una volta pervenute le segnalazioni il comitato di decisione del progetto le valuterà secondo precisi criteri e saranno scelte le opere da realizzare. In questa fase è fondamentale la collaborazione degli enti territoriali competenti per la gestione delle pratiche tecniche e burocratiche, che per legge possono essere eseguite solo ed esclusivamente dagli enti pubblici. Diciamo che questa è la fase più complicata, perché prima di poter avviare il processo di adozione è necessario adempiere a tutti gli obblighi di legge in materia urbanistica.
Una volta ottenuti tutti i permessi e identificata l’azienda che realizzerà i lavori si attiva la fase dell’adozione. Tramite un sistema di donazioni informatiche, ma anche tramite i canali più classici come ad esempio il bonifico bancario, sarà possibile sostenere i vari progetti, e grazie ai canali di cui la famiglia Fo dispone e grazie all’impegno dei volontari del Comitato la raccolta fondi sarà fatta anche a livello nazionale.
Una volta raggiunta la somma necessaria per realizzare il progetto si attiverà la quarta fase, ossia la realizzazione concreta dell’opera. Durante questa fase sarà dovere del Comitato un attento controllo e monitoraggio dei lavori. Sul sito web saranno pubblicati periodicamente foto e video a documentazione dell’avanzamento dei lavori stessi.
Terminati i lavori, vi sarà il collaudo da parte dei tecnici competenti e sarà presentato agli utenti il rendiconto finale delle spese. Una volta conclusa l’opera di abbattimento sarà cura e dovere dell’Ente competente mantenere in ottimo stato l’opera stessa.
Quello sul nostro territorio sarà il progetto sperimentale che, una volta messo a punto, sarà replicato a livello nazionale.
Saremo l’esempio da dare, i primi a dimostrare che tutto si può realizzare unendo le forze e le risorse, senza aspettare che siano sempre “altri” ad agire. Dimostreremo che il “noi” vince, tutti assieme siamo una forza.
Il progetto “Adotta una Barriera” è molto ambizioso, ma con l’aiuto di tutti siamo fiduciosi di riuscire a realizzarlo nel migliore dei modi.  
Ringrazio in anticipo tutti coloro che vorranno sostenere il nostro progetto e vi lascio a riflettere con questa bellissima citazione di Dario Fo: “Un popolo che ha senso della solidarietà è sicuramente un popolo che va avanti nella storia. È un popolo che produce umanità”.

Valeria Ferretti

Leggi l'articolo pubblicato su Tutto Montagna


 

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